Intrecci creativi – Genesi della mostra Woman as Taboo

Graziella Magherini mi presentò J. McAdam Freud a Lucca nel 2012, al convegno Age and Creativity organizzato dall’International Association for Art and Psychology e dalla Fondazione Mario Tobino. Il nome, inizialmente, mi riportava in modo intellettuale al bisnonno Sigmund, ma l’ascolto dell’ intervento di Jane favorì un’associazione più empatica. Il racconto della laboriosa interiorizzazione dell’immagine del padre Lucien attraverso l’esperienza estetica evocò in me l’immagine di un abbraccio tra processo creativo e processo evolutivo.

Dopo alcuni anni, attraverso amici genovesi appassionati all’Arte e alla Psicoanalisi, ho recuperato quella traccia iconica ed ho invitato Jane a tenere una conferenza a Venezia.

Delineò con passione un percorso che, attraverso l’ immaginario artistico e la sospensione dell’ordine simbolico, va al cuore della nostra psiche, nell’inconscio dove gli oggetti indicano vie e le parole le possono descrivere.

Il riconoscimento di una comune valenza contenitiva tra il suo Plan e Aloe Vitreo di Claudio Costa, accolto nella piccola esposizione di opere d’arte parallela alla conferenza, la notizia dell’esistenza di un altra opera, Totem e Tabù, ispirata la lavoro di Sigmund Freud e dedicata allo psichiatra Antonio Slavich, direttore dell’O.P. di Genova e convinto fautore dell’importanza della promozione dei processi creativi nei contesti di cura, suscitò in Jane il desiderio di un viaggio a Genova. Da quel primo viaggio è nato il progetto di una residenza d’artista all’interno dell’ ex Ospedale Psichiatrico di Quarto, nei luoghi che furono anche atelier di Claudio Costa. Gli oggetti trovati e recuperati nell’ex Ospedale, tra le alture di Genova e nell’entroterra ligure vengono assemblati da Jane nel suo studio temporaneo per testimoniare una declinazione incarnata dell’essere nel mondo.

Un holding enviroment ha accompagnato con curiosità e rispetto tutte le tappe del lavoro genovese di Jane, che è diventata “una di casa”. Ha condiviso gioie e dolori, come la perdita del leggendario Vendemmiati. E noi, stando accanto all’artista, abbiamo potuto avere la misura della sostanza dei sogni di cui è intessuta l’esperienza estetica ed appreso come avvicinarci ai sui frutti in punta di piedi, con gratitudine e leggerezza.

Nella lingua araba classica una radice comune lega tappeto e farfalla. I profili disegnati dalla tessitura e dal battito d’ali sembrano alludere entrambi alle vicende umane.

Processo e prodotto estetico, come il sogno, possono integrare le infinite simmetrie dell’Inconscio. Nella residenza d’artista Jane ha intrecciato i suoi fili, quelli di Sigmund Freud e di Claudio Costa in un tappeto volante con cui ha esplorato un ampio orizzonte ed ha colto l’intreccio tra femminile e maschile nell’equilibrio alchimico degli elementi e degli oggetti.

Le opere, frutto di tale esplorazione, ci attendono a Genova nella mostra Woman as Taboo – Jane McAdam Freud , esposte sia nella nuova sede del Museo delle Materie e delle Forme Inconsapevoli, sia nel Palazzo Ducale.

 

Roberto Boccalon

presidente dell’ International Association for Art and Psychology

 

Immagine: Jane McAdam Freud, The Mouth of Truth, 2018

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